Con i pastori a difesa di un’intera filiera

L’editoriale


di Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana e Coldiretti Pisa 

Le immagini del latte versato dai pastori sardi hanno fatto il giro del mondo e la loro mobilitazione, che è anche la nostra, ci tiene ancora sospesi sul filo di una trattativa aspra e complessa.

Il primo pensiero va quindi alla solidarietà e al pieno sostegno verso chi, lo sappiamo bene, vive ogni giorno grosse difficoltà per portare avanti il proprio lavoro. Anche la nostra provincia conosce le condizioni in cui versa la pastorizia. Le recenti disdette di Granarolo e Alival sono andate ad aggravare una situazione già in crisi e sono arrivate giusto in prossimità della primavera, quando il settore sta per ripartire. Qualcuno vuole far sparire il Pecorino Toscano, peraltro in crescita sui mercati esteri? Quanto può spingersi la speculazione sulla pelle delle aziende?

La protesta dei pastori sardi impone poi una seconda riflessione. La dignità di chi porta avanti un mestiere duro e antico, che richiede ritmi di vita severi e una disciplina rigorosa, è sotto attacco. La svalutazione sistematica del latte genera non solo drammi economici per centinaia di famiglie, ma provoca una frustrazione i cui danni sono soprattutto sociali. Che succede quando non c’è alternativa di lavoro? I territori che vivono di pastorizia sono svantaggiati sotto altri profili e devono essere tutelati. Inoltre svolgono un ruolo doppiamente importante, di salvaguardia della biodiversità e del territorio. Vale per la Sardegna come per la Valdicecina e l’Alta Valdera. L’obbiettivo di un euro al litro più Iva resta quindi un punto fermo: per produrre un litro di latte si spendono 74 centesimi, dice l’Ismea. Sotto questa soglia il lavoro diventa perdita. Se in palese contrasto con le norme italiane si cerca di imporre condizioni contrattuali in perdita, Coldiretti continuerà a far valere la legge che vieta esplicitamente “qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”.

La terza riflessione riguarda tutta la filiera. Produzione e trasformazione infatti devono consolidare i rapporti di cooperazione. In questo senso, la lunga battaglia che ha portato alla valorizzazione delle denominazioni di origine non può subire battute d’arresto. È il momento di rilanciare i prodotti Dop e Igp e spingere sulla loro capacità di penetrazione sui mercati. Le misure di sostegno al settore recentemente varate dalla Regione Toscana vanno in questo senso e sono un buon segnale, ma è chiaro che la battaglia è nazionale. La richiesta di Coldiretti è di interventi che diano stabilità al mercato – non sporadici e dettati dall’urgenza, ma strutturali – e contestualmente rafforzino la filiera dei prodotti Dop e Igp. Questa sarebbe l’unica dimostrazione tangibile della volontà di riconoscere concretamente il ruolo che svolgono gli agricoltori per la gestione del territorio. 

Gli accordi di filiera sono impegnativi, lo sappiamo, ma sono l’unica strada certa per assicurare il valore del nostro latte, delle nostre produzioni e dare la giusta dignità al reddito delle imprese.