Per gli atleti la merenda del Consiglio del Cibo. E un autunno di buone pratiche

Il Consiglio del Cibo di Livorno ha partecipato il 4 agosto alla Pink Cows Swimrun Italy, la corsa-nuoto non competitiva che si è tenuta all’Ardenza per promuovere il benessere e l’attività sportiva ecosostenibile. Coldiretti Livorno e Slow Food, che fanno parte del tavolo di SAL (Strategia Alimentare Livorno) e del Consiglio del Cibo, hanno offerto una merenda sana, genuina, locale alle atlete e agli atleti che si sono messi alla prova.

Un’iniziativa che tiene insieme sport e sana alimentazione, in linea con la direzione che la città di Livorno ha coraggiosamente intrapreso da due anni ormai, quando ha deciso di adottare una propria Strategia Alimentare: primo comune in Italia ad aver abbracciato un grande progetto di partecipazione e amministrazione pubblica, Livorno ha infatti un Consiglio del Cibo istituzionalizzato e un Piano del Cibo.

“Siamo felici di partecipare a questo evento”, commenta il presidente di Coldiretti Livorno Simone Ferri Graziani, “un’iniziativa che mostra in modo evidente quanto l’alimentazione e lo sport siano decisivi per il benessere delle persone e delle comunità. Al secondo punto del Decalogo dello sportivo c’è la “merenda dell’atleta”: frutta, pane e marmellata, succhi bio, che provengono direttamente dal territorio e anche dai nostri produttori. Che sport e alimentazione siano strategici per il benessere, lo diciamo da tempo, anche in sede di Consiglio del Cibo, a cui abbiamo aderito con convinzione sin dagli esordi”. 

I principi espressi con il Piano del Cibo riflettono pienamente quello che ogni giorno pratichiamo come agricoltori

“La distintività del prodotto agricolo territoriale di Livorno è data dal suo valore salutistico, dalle caratteristiche organolettiche superiori rispetto a prodotti che hanno dovuto attraversare spazio e tempo prima di arrivare (ormai quasi insapori) sulle nostre tavole. Ma è data anche dal valore legato alle specificità del territorio, che danno carattere al gusto e raccontano una storia. Tutto questo è ancora più importante quando diventa prassi amministrativa – dice ancora Ferri Graziani – cioè quando la sana alimentazione entra a regime del governo di un territorio. Pensiamo alle mense pubbliche, in particolar modo quelle scolastiche: è qui che riusciamo a trasmettere anche l’aspetto educativo del cibo. In un mondo caratterizzato dalla distribuzione di massa e dalla globalizzazione, l’ignoranza alimentare va combattuta anche così”. 
“Per questo – conclude – continuiamo a sostenere le attività del Consiglio del Cibo e auspichiamo che la nuova amministrazione dia seguito alle azioni previste nel Piano del Cibo, così come è stato adottato dalla Città di Livorno”.

Cibo? Abbiamo un piano

Tutto si è mosso dal progetto SALUTE, Strategia Alimentare di Livorno – Food Revolution, finanziato dalla Regione Toscana, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza alimentare della città attraverso un sistema di approvvigionamento, produzione, distribuzione e consumo del cibo sostenibile dal punto di vista economico, della salute dei cittadini e da quello ambientale. Il progetto, pensato come percorso partecipativo, ha da subito coinvolto la comunità locale che ha quindi costituto un Consiglio del Cibo ed elaborato un Piano.

A inizio 2019 il Consiglio è diventato a tutti gli effetti un organo consultivo del Comune di Livorno; questo significa che l’amministrazione, indipendentemente dal colore politico, sarà tenuta ad elaborare una politica integrata del cibo in esecuzione della Strategia Alimentare. Il Consiglio è diretta espressione del territorio, vi siedono infatti privati cittadini, Slow Food, i pescatori, Coldiretti e il mercato contadino, il mondo della scuola (insegnanti e mense), alcune botteghe di filiera corta, le associazioni di categoria e di volontariato, il Comune di Livorno. Il percorso è stato guidato dall’Università di Firenze, in partenariato con Slow Food Livorno e il coordinamento del dott. Giaime Berti, che presiede l’organo.

Il principale merito del progetto è quello di aver attivato un processo di discussione e apprendimento collettivo continuo, un percorso partecipativo che costruisce comunità attorno a bisogni universali e buone pratiche. I quattro assi costitutivi del Piano del Cibo sono infatti espressione di questo processo, e individuano azioni ben precise che hanno ripercussioni dirette sulla vita di tutti i giorni.

Il primo settore di intervento riguarda il rafforzamento della filiera corta sostenibile per lo sviluppo locale; il secondo punta a promuovere l’educazione alimentare e migliorare le mense pubbliche. Il terzo asse – i primi progetti sono previsti per l’autunno – ha come obbiettivo la lotta allo spreco alimentare e alla povertà alimentare; l’ultimo infine mira alla creazione di una “comunità di pratica” del cibo, per dare continuità a lungo termine ai risultati ottenuti.