No all’ampliamento della discarica Rimateria. «Il rilancio della Val di Cornia non è nei rifiuti»

Coldiretti Livorno e Terranostra Pisa e Livorno ribadiscono la loro posizione

Coldiretti Livorno e Terranostra Pisa e Livorno ribadiscono la propria contrarietà al progetto di ampliamento della discarica Rimateria. In vista di domani 22 ottobre, quando si terrà a Firenze la Conferenza dei servizi chiamata a decidere sul tema, vogliamo ricordare le ragioni dell’ambiente e dell’agricoltura, che spingono a posizionarsi contro il progetto stesso.

Non è nostra competenza entrare nel merito delle valutazioni tecniche che verranno discusse domani, ma ci sembra paradossale che un progetto di bonifica, quale dovrebbe essere quello che coinvolge il polo di Ischia di Crociano, si trasformi in un progetto che prevede un aumento di volumi. Se Rimateria è nata per bonificare l’area – in particolare ma non solo, l’attuale parte di discarica incontrollata dove sono stoccate tonnellate di scorie di acciaieria e polverino d’altoforno – il progetto non può diventare la testa di ponte per il rilancio di una società nel frattempo diventata a maggioranza privata.

In secondo luogo registriamo la profonda spaccatura politica sul tema fra amministrazioni locali, enti e lo stesso consiglio di amministrazione di Rimateria, con un presidente che prende le distanze dalle delibere di maggioranza, o consigli comunali che non riescono a trovare una sintesi per un obbiettivo comune di benessere del territorio. Uno scenario che certo non aiuta il confronto sulle soluzioni possibili o alternative, queste ultime purtroppo assenti dall’attuale dibattito.

Né aiuta i tempi, dato che in assenza di visione comune le operazioni di bonifica sono destinate inevitabilmente ad allungarsi. Ma il territorio non ha più tempo né voglia di aspettare, dato che sacrifici in questi anni ne sono stati fatti molti. Lo sviluppo in termini di crescita di quest’area industriale non è compatibile con il rilancio della Val di Cornia che abbiamo in mente, fatto di vino, agricoltura, turismo lento, valorizzazione ambientale e prodotti distintivi. I nostri agricoltori chiedono alle istituzioni di ascoltare le numerosi voci del territorio che vanno in una direzione diversa dall’economia dei rifiuti.