incentivi occupazionali

Val di Cornia. «L’agricoltura non teme crisi? Non è questa la realtà che viviamo»

L’indagine di Coldiretti smentisce i proclami di ingiustificato ottimismo 

L’agricoltura in Val di Cornia sta soffrendo moltissimo, i proclami di segnali postivi o addirittura in crescita sono del tutto fuori luogo e scollegati dalla realtà. Coldiretti Livorno smentisce le dichiarazioni del Cooperativa Terre dell’Etruria, recentemente pubblicate sulla stampa, secondo cui le produzioni locali non starebbero pagando il prezzo dell’emergenza sanitaria, ma ne starebbero addirittura traendo vantaggio. «Il quadro è ben diverso – afferma Simone Ferri Graziani, presidente di Coldiretti Livorno – e in queste settimane abbiamo raccolto molti dati di segno opposto. A cominciare dagli ortaggi: c’è un grave errore di valutazione perché alcuni produttori che lavorano con la grande distribuzione stanno semplicemente riscuotendo il giusto prezzo dei prodotti, niente di più. Non si può quindi definire una crescita. Altri settori sono completamente fermi invece, basti pensare a prodotti come le fragole o i lamponi, tradizionalmente destinati alla ristorazione e alle pasticcerie. Il consumo delle famiglie non può certo sostituire i numeri che hanno retto queste aziende fino ad ora. O ancora, soffre anche una produzione come quella del latte ovicaprino – aggiunge Ferri Graziani -, un prodotto ad alta deperibilità, che non può permettersi ritardi nel ritiro o lunghi stop nella produzione. Dal florovivaismo, agli agriturismo alle attività connesse, abbiamo svolto un’indagine fra i nostri produttori che non danno spazio a interpretazioni diverse» .

Florovivaismo – In un primo momento escluso dalle attività essenziali stabilite dai Dpcm sull’emergenza Covid-19, ora il settore può lavorare, ma molti danni sono già stati fatti. Ne parla Giovanni Costantini, titolare del noto Garden Poggiofiorito di Rosignano: «Dopo una chiusura dell’azienda per 15 giorni abbiamo deciso di riaprire. Siamo 11 persone al lavoro, tra cui i miei due figli e 8 dipendenti. Non ho voluto mettere a rischio la salute di nessuno e la riapertura infatti è stata possibile perché abbiamo investito nelle barriere di protezione, guanti, mascherine e gel disinfettante». Molte piantine sono state buttate via perché ormai invendibili, «e ora mi accontenterei di raggiungere il 30% al massimo di quanto avremmo venduto a cose normali per la Pasqua», aggiunge. «Il crollo delle vendite è stato pesante perché oltre al commercio al dettaglio noi lavoriamo con 60 alberghi, 59 dei quali sono chiusi, con teatri, manifestazioni, eventi, cerimonie, adesso completamente ferme». Poggiofiorito si è organizzata per le consegne a domicilio: «Abbiamo avuto dai 15 ai 30 ordini al giorno. Ma senza guadagno: giusto la copertura di alcune spese fisse. Già sappiamo per certo però che dovremo rimandare i pagamenti per l’Iva e i contributi». 

Ortofrutta – Matteo Serravalle ha un’azienda a conduzione familiare ed è rappresentativa della tipologie di aziende presenti sul territorio. «Per noi il problema principale sarà la manodopera per la raccolta estiva», spiega. «Già oggi siamo al limite delle forze, ma l’attuale numero non basta per raccogliere ciò che stiamo trapiantando. Il personale stagionale che veniva dall’estero è bloccato e non sappiamo come faremo. Come noi molte aziende locali quasi raddoppiano o triplicano il fabbisogno di manodopera in estate, quando ci saranno meloni, angurie, pomodori e gli altri ortaggi di stagione. Le aziende familiari come la nostra inoltre devono far fronte a preoccupazioni anche personali, con i genitori in età che certo non vogliamo far lavorare, o con la cura dei figli che si aggiunge all’impegno sui campi». Per quanto riguarda le vendite: «Chi lavora con la grande distribuzione regge ancora, ma chi fornisce i mercati rionali e le botteghe è in grossa difficoltà». 

Vivinicolo – Nella zona di produzione del Bolgheri il momento è drammatico: «Il mercato è fermo, specie quello della ristorazione e del turismo», spiega Michele Satta, che a Castagneto Carducci è un punto di riferimento per il vino di Bolgheri. «Le vigne e le cantine sono in attività quindi produciamo, con costi anche molto alti, ma non incassiamo. E se questo è il presente, il futuro è ancora più incerto», continua. «I nostri consumatori hanno capacità economiche medio-alte, ma è chiaro che non ricominceranno ad avere lo stesso stile di vita precedente alla crisi, nel giro di poco tempo. La situazione ad oggi è che un quinto del fatturato annuo è fermo. In più non abbiamo modo di ridurre le spese, a partire dagli operai, che verranno sempre pagati per primi, alle spese ordinarie di produzione. Spesso ci viene detto che i nostri prodotti non sono deperibili, quindi non siamo costretti a buttare via il vino ma possiamo conservarlo e in alcuni casi, anche migliorarlo con l’invecchiamento. È vero, ma questo richiede spazio e costruire nuovi spazi al momento è impossibile. Inoltre nessuno ci può assicurare che a emergenza finita ci sarà festa grande. A quel punto il prodotto invenduto graverà sulle nostre spalle, al pari di altri settori». Ciò che invoca a gran voce Satta «è una sana attenzione alla cultura rurale, fuori dalle facili prese di posizione, e un serio ripensamento sul modello di sviluppo». 

Agriturismo – «Chiudiamo il registro di marzo con il segno meno». A dirlo è Simone Ferri Graziani, titolare dell’agriturismo Villa Graziani, per la prima volta nella storia colpito da un bilancio negativo nelle prenotazioni. «Stiamo cancellando e rimborsando prenotazioni, con un saldo negativo degli incassi». La situazione vale per tutti gli agriturismo della zona: «La stagione 2020 è ormai compromessa, anche agosto, il mese più importante, non darà i risultati dello scorso anno. La stagione estiva ci permetteva di sostenere le spese invernali, le rate dei mutui e le imposte. Ma ora, finite le risorse messe da parte nel 2019 ci troviamo senza una base da cui ripartire. Abbiamo già cominciato a pagare le imposte e le tasse della nostra attività – dal canone Rai ai passi carrabili fino alla Tari, per la quale sin da ora un’esenzione per il periodo di non attività». Si lavora programmando il futuro: «Dobbiamo essere ottimisti, e dovremo farci trovare pronti – dice ancora Ferri Graziani, che è anche membro di giunta nazionale di Terranostra -, per questo abbiamo proposto un grande piano di investimenti infrastrutturali, da realizzare ora che le attività sono in stallo. Dalla copertura per il wi-fi, all’accessibilità, all’aumento del numero di bagni per posti letto: ora sappiamo che il mercato sarà ancora più esigente e aggressivo, non possiamo restare indietro. Per questo chiediamo al Governo, oltre che aiuti rapidi in termini di liquidità, anche uno straordinario “piano Marshall” per l’accesso al credito, con mutui trentennali a tasso zero, garantiti dallo Stato o della BEI. Solo così potremo affrontare il 2021».