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Fauna selvatica, Coldiretti Toscana: delibera regionale un brodino caldo ad affamato per le aree non vocate

La delibera regionale per contrastare la fauna selvatica è solo un brodino caldo per le aree non vocate della Toscana e non sarà risolutiva dei problemi del territorio.

È quanto afferma Coldiretti Toscana che non molla sul delicato tema del contenimento e controllo della fauna selvatica e torna all’attacco. “È bene precisare che i nostri agricoltori hanno ben altro da fare che cacciare i cinghiali – insiste il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi – ma la delibera di Giunta per le aree non vocate non è assolutamente risolutiva, servono misure più tempestive ed efficaci. È indispensabile concentrarsi sull’attività di controllo e nel coadiuvare la cattura, stimolando la Polizia provinciale ad intervenire tempestivamente, dopo 36 ore dalla segnalazione”, aggiunge il presidente Filippi.

“L’agricoltore in possesso di licenza di caccia deve avere facoltà, decorse 36 ore dalla richiesta agli organi preposti, in caso di mancanza d’intervento, di intervenire direttamente sul proprio fondo – dice ancora il presidente Filippi – con tutti i mezzi previsti dalle azioni di controllo. In  mancanza di possesso della licenza di caccia gli agricoltori devono poter delegare una guardia volontaria o un cacciatore abilitato al controllo”.  

Più che raddoppiati negli ultimi dieci anni, i cinghiali salgono a 450mila in Toscana, con una stima dei danni in campagna che supera i 4,5 milioni di euro, denuncia Coldiretti Toscana – che sollecita la radicale riforma della Legge regionale obiettivo del 2015 ferma al palo ormai da un anno. Negli ultimi anni le popolazioni di cinghiali hanno guadagnato terreno rispetto alla presenza umana – denuncia Coldiretti Toscana – con una concentrazione media di un animale ogni cinque abitanti in una fascia territoriale segnata già dalla tendenza allo spopolamento per l’indebolimento delle attività tradizionali. L’eccessiva presenza di fauna selvatica rappresenta un rischio per l’agroalimentare toscano visto che proprio nei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti si concentra il 92% delle produzioni tipiche, secondo lo studio Coldiretti/Symbola, dove in Toscana si contano 32 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti dall’Unione Europea tra formaggi, oli extravergine di oliva, salumi e prodotti a base di carne, vini, panetteria e pasticceria.

“Oggi si deve passare senza indugi dalle parole ai fatti con la delibera di Giunta e la profonda riforma della Legge Obiettivo che dal 2015 ad oggi non ha evidentemente sortito i risultati sperati. Il patrimonio agroalimentare e zootecnico conservato nel tempo dalle oltre 40mila imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari, un tesoro messo a rischio dall’avanzata dei cinghiali che sempre più spesso in queste aree si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, scorrazzando per le vie dei paesi o sui campi, nelle stalle e nelle aziende agricole”, incalza il direttore di Coldiretti Toscana, Angelo Corsetti. Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone – aggiunge Coldiretti Toscana – con il rischio che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico.

“Quella degli animali selvatici è una minaccia diretta alla sicurezza delle persone – incalza il direttore Corsetti – con morti e feriti causati da attacchi di branchi di cinghiali scoperti mentre devastano campi e coltivazioni o entrano nelle aie delle case dove spesso a farne le spese sono anche cani pastore e da compagnia”. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare anche i territori più isolati – rileva Coldiretti Toscana – e a garantire la bellezza del paesaggio e il futuro del Made in Italy agroalimentare. La proliferazione senza freni dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità  – conclude Coldiretti Toscana – in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale.